Rimozione tatuaggi

novembre 6, 2015 in Medicina Estetica Roma, News

 

La rimozione di un tatuaggio multicolore richiede un laser ad alta potenza in grado di fornire energia sufficiente all’interno dello spettro di assorbimento di una vasta gamma di colori. Il Laser  Q-Switched Nd: Yag è in grado di generare fasci di luce con lunghezze d’onda diverse (una a 1064nm e l’altra a 532nm) ad azione selettiva in grado di eliminare i pigmenti di una frazione circoscritta del derma senza andare a danneggiare le zone circostanti.

In particolare grazie al processo di fototermolisi selettiva le cellule ricche di pigmento vengono investite da un’ energia prodotta in tempi brevissimi. Tali cellule per effetto del laser vengono distrutte e il pigmento viene riversato all’esterno con conseguente eliminazione dal sistema linfatico. Progressivamente il tatuaggio tenderà a scomparire senza lasciare cicatrici e ipopigmentazioni.

La duplice lunghezza d’onda permette inoltre che vengano trattati più tipologie di tatuaggi, che variano a seconda del pigmento: la lunghezza d’onda di 1064 nm è in grado di trattare i pigmenti neri,blue e verde, viceversa la lunghezza d’onda di 532nm riesce ad agire sui pigmenti rossi o arancioni.

Le sedute sono distanziate tra loro da circa 5 settimane, il numero delle sedute va valutato in base al tipo di tatuaggio da rimuovere. Prima del trattamento laser sono da evitare l’esposizione al sole e alle lampade UVA, così come è da evitare l’assunzione di farmaci fotosensibilizzanti. Gli effetti del trattamento laser si traducono in uno sbiancamento del tatuaggio, risolvibile nel giro di 10 giorni circa. E’ fondamentale non sottoporsi ai raggi solari diretti e proteggere la pelle con dei filtri solari per il primo periodo. Per facilitare la fase di riepitelizzazione sarà prescritta terapia locale adeguata.

 

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Peeling

febbraio 20, 2013 in Medicina Estetica Roma, News

Il peeling è un trattamento di medicina estetica che mediante l’applicazione di una o più sostanze chimiche stimola l’esfoliazione cutanea e la ristrutturazione degli strati più profondi. In seguito al trattamento la pelle risulta omogenea, levigata e con una luminosità più intensa.

In base al problema da trattare si utilizzano agenti chimici di diversa natura come l’acido glicolico, l’acido salicilico, l’acido mandelico, il resorcinolo e l’acido piruvico. La scelta e la concentrazione dell’acido, da cui conseguirà un’azione sulla pelle più o meno profonda,  viene valutata dal medico durante la visita medica.

Gli effetti del peeling sono:

-          Rigenerazione cellulare attraverso l’esfoliazione cellulare cutanea

-          Eliminazione delle cellule degenerate con sostituzione di nuovi elementi

-          Stimolazione dei fibroblasti a produrre nuovo collagene ed elastina mediante infiammazione

Le principali patologie che trovano giovamento dal trattamento con peeling comprendono:

  • Esiti e cicatrici da acne
  • Invecchiamento cutaneo
  • Discromie (macchie cutanee)
  • Rosacea
  • Acne in fase attiva
  • Dermatite seborroica e iperseborrea

Il trattamento richiede circa 30 minuti ed è accompagnato da una sensazione di lieve bruciore ed eritema che generalmente si risolve in uno due giorni.

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Psoriasi

febbraio 10, 2013 in Dermatologia clinica Roma, News

Cos’è la psoriasi?

La psoriasi è delle più comuni malattie infiammatorie della pelle ed ha spesso un notevole impatto sulla qualità di vita dei soggetti che ne sono affetti. Ha un andamento cronico-recidivante, è cioè caratterizzata da periodi di remissione di durata variabile alternati a fasi di riacutizzazione.

Si manifesta con la comparsa di chiazze rosse di forma e grandezza variabili, spesso ricoperte da squame secche biancastre. In genere le lesioni sono asintomatiche, ma a volte, soprattutto a livello del cuoio capelluto, si possono accompagnare ad una sensazione di prurito e/o bruciore. La psoriasi volgare, che rappresenta la forma più comune (90% dei casi) coinvolge tipicamente i gomiti, le ginocchia, il cuoio capelluto e la regione lombosacrale, ma possono essere colpite anche aree meno classiche come le unghie e i genitali.

Nei casi più gravi, in cui viene compromessa la quasi totalità della superficie cutanea, si parla di psoriasi eritrodermica. Di solito le pieghe (ascellari, inguinali, sottomammarie) sono risparmiate, ma esiste una forma di psoriasi che interessa principalmente queste aree definita psoriasi invertita.

Nel 30% dei pazienti la psoriasi oltre ad interessare la cute, coinvolge anche le articolazioni (psoriasi artropatica) con conseguente comparsa di dolori e successivamente, se lo stato infiammatorio non viene trattato, di deformità ossee irreversibili che possono compromettere gravemente i movimenti.

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La psoriasi è una malattia contagiosa?

No, la psoriasi non è una malattia contagiosa. Si tratta di un disturbo soprattutto di ordine estetico se si esclude ovviamente la forma artropatica. Le lesioni psoriasiche non sono infettive e non devono essere considerate come ferite aperte. Non c’è alcun rischio di contrarre la psoriasi né stringendo la mano o abbracciando una persona che ne affetta, né condividendo gli stessi spazi familiari e lavorativi o nuotando nella stessa piscina.

 Quali sono le cause di psoriasi?

Le cause ancora oggi non sono completamente chiare. Esiste senza dubbio una predisposizione ereditaria, che spiegherebbe perché spesso, nello stesso ambito familiare, ne siano colpiti più soggetti.

Oltre alla componente genetica, oggi si conosce una serie di fattori in grado di scatenare le prime manifestazioni di psoriasi oppure di aggravare una psoriasi già in atto; tra i più importanti è bene ricordare i processi infettivi e tumorali, i traumi fisici, fattori emotivi, il consumo eccessivo di alcool e il fumo, fattori ormonali (si è notato che la psoriasi, non di rado, peggiora o insorge durante la pubertà, nel corso di gravidanza o con la menopausa).

 Esiste una cura per la psoriasi?

Proprio perché la psoriasi è una malattia genetica non esistono cure specifiche in grado di garantire una guarigione completa, nonostante molte volte lunghi i periodi di remissione lo possano far pensare. La prima difficoltà per i pazienti è proprio l’accettazione di una patologia “visibile” non guaribile, ma solo curabile.

Negli ultimi anni, però, la ricerca dermatologica ha fatto registrare notevoli progressi nella comprensione dei meccanismi che sono alla base di questa dermatosi e di conseguenza sono state introdotte nuove ed efficaci possibilità in ambito terapeutico. I trattamenti oggi a disposizione comprendono sia terapie locali tra cui creme, unguenti o lozioni a base di cortisonici, derivati della vitamina A e D e sostanze fortemente idratanti, sia terapie sistemiche.

I farmaci sistemici, che possono essere somministrati per via orale oppure iniettiva, includono sia terapie tradizionali come la ciclosporina ed altri immunosoppressori, sia i più recenti farmaci biologici. Questa nuova generazione di molecole offre oggi una grande speranza per le forme più gravi di psoriasi o nei casi in cui le terapie sistemiche tradizionali si dimostrino inefficaci o controindicate.

Ovviamente la scelta tra terapie locali e sistemiche dipende dall’estensione e dalla gravità della psoriasi, ma anche dalle condizioni generali del paziente in quanto i farmaci sistemici sono tutti potenzialmente tossici.

In qualsiasi caso è fortemente sconsigliato il tentativo di curarsi autonomamente, utilizzando prodotti prescritti a parenti, amici e conoscenti malati di psoriasi. Ogni paziente, infatti, è diverso dall’altro e non tutte le forme di psoriasi sono uguali. Per questo motivo il trattamento va impostato e personalizzato volta per volta considerando una serie di parametri che solo lo specialista con le sue competenze è in grado valutare.

 

 Cittadini & Salute

 

 

 

Tricologia

febbraio 10, 2013 in Dermatologia clinica Roma, News

ID-10045365L’obiettivo della tricologia è lo studio della fisiologia e della patologie dell’apparato pilosebaceo, con particolare attenzione ai disturbi del capello. Il dermatologo è l’unico specialista medico che, nel corso della sua formazione professionale, ha acquisito le conoscenze necessarie a garantire la cura e un corretto studio della salute degli annessi  cutanei.

Fisiologicamente tutti i capelli  seguono un ciclo vitale suddiviso in tre fasi: crescita, involuzione e riposo (Anagen, Catagen, Telogen) che non riguarda contemporaneamente tutti i follicoli piliferi esprimendo così modalità e ritmi differenti di crescita. Siamo tutti soggetti ad un continuo ricambio di capelli con una normale perdita dai 10 ai 50 elementi al giorno favorita da traumi meccanici come lavaggi e spazzolatura . Inoltre la perdita si può accentuare in certi periodi dell’anno rispettando una sorta di stagionalità.

La caduta dei capelli solitamente è anomala quando supera i 100 capelli al giorno (700 a settimana) e spesso è alla base di principali malattie del cuoio capelluto. Una valutazione medica sarà quindi necessaria per accertare le cause del disturbo.

La raccolta della anamnesi e dell’esame obiettivo sono alla base della visita tricologica che dispone di diverse metodiche di studio:

Pull Test

Utile per valutare se la caduta dei capelli è aumentata rispetto alla norma. Si esegue esercitando una lieve trazione e valutando il numero e l’aspetto del bulbo dei capelli ottenuti. Un Pull test positivo spesso è riscontrato nel telogen effluvium o nel defluvio anagen.

Tricogramma

Si esegue strappando con un’apposita pinza alcune ciocche di capelli per osservare le radici al microscopio ottico e valutare con precisione la percentuale di capelli in fase anagen  rispetto ai capelli in fase. I dati ricavati sono utili nella diagnosi di alcuni stati patologici.

Tricogramma2

Foto Globale

Consiste nel fotografare la testa del paziente in modo standardizzato per eseguire raffronti nel tempo del cuoio capelluto.  E’ un esame del tutto non invasivo e utile nello studio del decorso della patologia.

Videodermatoscopia computerizzata

Tecnica di recente introduzione che in modo non invasivo ci permette di valutare lo stato del cuoio capelluto a ingrandimenti elevati evidenziando aspetti morfologici non visibili all’esame clinico. Si potranno così osservare alterazioni del fusto, densità follicolare e variazioni vascolari della cute indici di possibili patologie.

Tricologia-dermatoscopio

Biopsia

Esame invasivo praticato in anestesia locale prelevando un piccolo frammento di cute (pochi mm) per eseguire un esame istologico. Molto utile in caso di dubbi diagnostici o per particolari patologie che richiedo un studio immunoistochimico .

Test genetico

L’ HairDX è un test genetico effettuato sulla saliva per definire il rischio di sviluppare alopecia androgenetica studiando la variabilità nel gene per il recettore della androgeni consentendo così di intervenire prima che i sintomi siano evidenti. E’ consigliato per pazienti con storia familiare di alopecia androgenetica al fine di valutare  precocemente i reali rischi di sviluppare la patologia per pianificare un piano terapeutico  preventivo con il Medico.

Allergologia

gennaio 27, 2013 in Dermatologia clinica Roma, News

La dermatologia allergologica e professionale si occupa  della diagnosi e  cura delle  principali malattie allergiche che colpiscono la pelle.

Le principali procedure diagnostiche comprendono:

  • Prist e Rast che consentono di dosare le IGE totali e specifiche nel sangue.
  • Patch test per la diagnosi di dermatiti da contatto di natura allergica.
  • Prick Test utili per identificare allergie ad inalanti o alimenti.
Prick test                                                                                                       Patch test

 

Per allergia si intende una risposta anomala del sistema immunitario, scatenata dal contatto con sostanze estranee all’organismo (allergeni) che di norma sono innocue ma che, se riconosciute come agenti aggressivi da cui difendersi, determinano una violenta reazione infiammatoria.
In base al tipo di allergene e alla modalità di contatto  si riconoscono condizioni allergiche di diverso tipo:

-allergie respiratorie (rinocongiuntivite e asma allergica);
-allergie alimentari
-allergie ai farmaci
-allergie da contatto

Per chi è affetto da allergie respiratorie, il sopraggiungere della primavera non è un momento di gioia, ma rappresenta il ritorno puntuale di un fastidioso problema.  La rinite allergica, che può essere accompagnata da disturbi oculari (eccessiva lacrimazione, prurito, arrossamento degli occhi), è una malattia infiammatoria che colpisce la mucosa del naso ed è scatenata da vari aereoallergeni (pollini, polveri, epiteli di animali, muffe).

I sintomi più comuni sono:

- prurito nasale
- starnuti
- gocciolamento o ostruzione completa del naso
- cefalee, alterazioni del senso dell’olfatto e stati di spossatezza (nei casi più gravi)

Questi disturbi possono influire negativamente sullo svolgimento delle attività quotidiane  e interferire con la normale vita di relazione.Nella maggior parte dei casi gli allergici, non sapendo come affrontare il problema, si limitano ad aspettare che “passi da sé”, sottovalutando che, senza un’opportuna terapia, corrono il rischio di aggravare ulteriormente il quadro clinico con lo sviluppo di asma, otiti, sinusiti e poliposi nasale.Poiché le riniti non sono necessariamente di natura allergica, per diagnosticare la reale esistenza di uno stato di allergia è opportuno eseguire  test allergici specifici: i prick test per aereoallergeni (polveri, pollini ed epiteli di animali).

Questo tipo di indagine consente di:

- individuare con precisione l’allergene responsabile (valutazione qualitativa);
- misurare l’intensità dell’allergia (valutazione quantitativa);
- determinare la terapia più idonea da caso a caso.

Attualmente le allergie respiratorie possono essere trattate non solo con i comuni farmaci antistaminici e cortisonici. In casi particolari e selezionati, si può ricorrere a terapie iposensibilizzanti specifiche (immunoterapia), più comunemente chiamate ”vaccini”.

L’immunoterapia consiste nell’introdurre, per via sublinguale, dosi via via crescenti dell’allergene responsabile della reazione allergica; in questo modo l’organismo si abitua gradualmente alla sua presenza ed ogni volta che ne verrà in contatto lo riconoscerà senza rispondere negativamente.

Le terapie iposensibilizzanti, dunque, mirano a curare l’allergia, mentre i trattamenti antistaminici e cortisonici ne riducono solo momentaneamente i sintomi. La prevenzione, che si basa sull’identificazione e sull’allontanamento dei fattori di rischio, resta comunque il primo e più efficace intervento per il soggetto allergico.

 

Le allergie alimentari sono molto meno frequenti di quelle respiratorie, ma potenzialmente sono molto più pericolose perché  in caso di reazione grave possono provocare lo shock anafilattico e dunque la morte del paziente.
I sintomi derivanti dall’ingestione di un alimento non tollerato  possono essere:

- disturbi gastrointestinali (nausea, gonfiore e dolore addominale, vomito e diarrea)
- reazioni orticariodi e dermatiti, angioedema delle labbra e/o della lingua
- attacchi asmatici

Gli alimenti che più frequentemente determinano  un’allergia sono il latte e i suoi derivati, l’arachide e la nocciola, l’uovo, i molluschi e i crostacei.Nel sospetto di un’ allergia  alimentare è opportuno eseguire prick test specifici per individuare con esattezza l’alimento che ne è responsabile ed escluderlo completamente dalla propria dieta evitando potenziali gravi conseguenze. I prick test possono essere eseguiti a qualsiasi età, anche se l’effetto è ritenuto poco riproducibile e difficilmente interpretabile in bambini con età inferiore ai 3 anni .

La zona di cute scelta per l’esecuzione del test è abitualmente la faccia volare degli avambracci dove si posizionano gocce degli allergeni da testare (aereoallergeni o alimenti).Successivamente si punge la cute attraversando la goccia di ciascun estratto  con un particolare dispositivo (lancetta) che ha una punta molto sottile.Non è un test doloroso. La puntura è molto superficiale e non deve determinare sanguinamento. In questo modo l’allergene penetra nella cute.

In presenza di problema allergico si sviluppa in corrispondenza della sostanza cui si è allergici un pomfo (simile ad una puntura di insetto), pruriginoso, circondato da eritema e più o meno grande in base alla gravità dell’allergia.

 

 

Mappa dei nei

gennaio 25, 2013 in Dermatologia clinica Roma, News

LA MAPPA DEI NEI IN EPILUMINESCENZA:

UN VALIDO AIUTO PER LA DIAGNOSI PRECOCE DEL TUMORE DELLA PELLE

Nevo-eplNegli ultimi anni si è osservato un aumento costante dell’incidenza dei tumori della pelle.

Tra le neoplasie cutanee, il melanoma rappresenta la forma più aggressiva in quanto dotato di un’elevata potenzialità metastatizzante.

La diagnosi precoce di questo tumore, e dunque la tempestiva asportazione chirurgica, offrono al paziente una guarigione completa; se al contrario la diagnosi viene posta in una fase più avanzata di crescita del melanoma (spessore di Breslow 1 mm), il tasso di mortalità risulta estremamente elevato e anche le più moderne tecniche chirurgiche e/o terapie post-chirurgiche (chemioterapia, radioterapia) offrono solo risposte parziali e non durature al malato.

Nella lotta contro questo tumore cutaneo l’importanza della diagnosi precoce e della prevenzione hanno dunque stimolato la ricerca a sviluppare nuove metodiche strumentali che offrano un aiuto alla semplice osservazione clinica delle lesioni cutanee.

Allo stato attuale una delle più moderne tecniche utilizzate dai dermatologici è la VIDEODERMATOSCOPIA IN EPILUMINESCENZA. Si tratta di una metodica diagnostica non invasiva che si è dimostrata un aiuto molto efficace nello studio e nel monitoraggio delle lesioni cutanee1.

Questo esame strumentale rapido, indolore e privo di qualsiasi controindicazione, consente di:

  • Valutare strutture e caratteristiche della lesione nevica, altrimenti non visibili con la semplice osservazione ad occhio nudo;

  • Acquisire e memorizzare le immagini realizzando un Archivio di Monitoraggio del paziente, che avrà così una completa e consultabile “mappa dei nei”.

La memorizzazione fotografica, infatti, offre la possibilità anche a distanza di tempo di confrontare le immagini raccolte e quindi di seguire l’evoluzione di qualsiasi lesione cutanea per coglierne eventuali cambiamenti.

Poter individuare  atipie e trasformazioni, anche lievi, è fondamentale per la diagnosi precoce non solo del melanoma, ma anche di altri tumori della pelle (basaliomi, spinaliomi, ecc).

Prima dell’utilizzo della videodermatoscopia in epiluminescenza, la diagnosi di nei a rischio si basava esclusivamente sulla clinica, cioè sullo studio della morfologia macroscopica e delle modalità evolutive delle lesioni pigmentarie secondo i criteri dell’ ABCDE (Asimmetria-Bordi-Colore-Dimensioni-Evoluzione). In realtà, nella pratica clinica, anche osservando scrupolosamente questi criteri, di frequente restava il dubbio sul carattere benigno o meno di alcuni nei e pertanto si procedeva all’asportazione chirurgica, spesso inutile, di un gran numero di lesioni.

Oggi, invece, la videodermatoscopia in epiluminescenza, studiando in vivo microstrutture e caratteristiche architetturali di atipia altrimenti invisibili all’osservazione ad occhio nudo o con una semplice lente di ingrandimento, consente di aumentare l’accuratezza diagnostica del 30% e pertanto, oltre a rappresentare un indispensabile ausilio nella diagnosi precoce del tumore della pelle, consente di ridurre il numero di asportazioni chirurgiche inutili.

Dott.ssa G.Feliziani

  1. Argenziano G, Soyer HP. Dermoscopy of pigmented skin lesions–a valuable tool for early diagnosis of melanoma. Lancet Oncol. 2001 Jul;2(7):443-9.